Pubblicato il 4 Giugno 2026
Con la Legge di Bilancio 2026 cambia uno dei principali incentivi fiscali legati alla previdenza complementare: il limite annuale di deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione viene infatti innalzato da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Una novità attesa da tempo, che aggiorna una soglia rimasta invariata per quasi vent’anni.
La misura si applica all’intero periodo d’imposta 2026, pur entrando formalmente in vigore dal 1° luglio 2026, e rappresenta un ulteriore segnale di attenzione verso gli strumenti di risparmio previdenziale integrativo.
Cosa cambia per lavoratori e aziende
Nel nuovo plafond rientrano sia i contributi versati direttamente dal lavoratore sia quelli eventualmente versati dal datore di lavoro. Restano invece esclusi i conferimenti di TFR, che continuano a seguire una disciplina fiscale autonoma.
L’aumento del limite consente quindi di incrementare la quota di contribuzione fiscalmente agevolata, migliorando l’efficienza del piano previdenziale soprattutto per chi versa importi elevati o beneficia di contribuzione aziendale.
Attenzione ai contributi non dedotti
I contributi che non beneficiano della deduzione – perché eccedenti il limite previsto oppure in assenza di capienza fiscale – devono essere comunicati al fondo pensione come “contributi non dedotti”.
Questa comunicazione è fondamentale perché permette di evitare una doppia tassazione al momento della prestazione pensionistica.
Il termine ordinario per la comunicazione è il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento, oppure la data di richiesta della prestazione finale.
Il caso dei contribuenti forfettari e degli incapienti
Per i soggetti in regime forfettario, la deduzione non produce effetti in assenza di redditi assoggettati a IRPEF ordinaria. Lo stesso vale per i contribuenti incapienti.
Anche in questi casi, tuttavia, è importante segnalare al fondo i contributi non dedotti, così da preservare il beneficio fiscale futuro sulle prestazioni.
Restano inoltre validi gli altri vantaggi della previdenza complementare:
- tassazione agevolata dei rendimenti;
- esclusione dall’ISEE;
- esclusione dall’imposta patrimoniale dello 0,2%;
- riduzione della tassazione finale grazie all’anzianità di partecipazione.
Contributi versati per familiari fiscalmente a carico
La normativa conferma la possibilità di dedurre anche i contributi versati a favore di familiari fiscalmente a carico, entro il limite complessivo previsto.
La deduzione spetta prioritariamente al familiare titolare della posizione previdenziale, se dispone di redditi propri; la quota eventualmente non dedotta può invece essere recuperata dal soggetto che lo ha fiscalmente a carico e che ha sostenuto la spesa.
È quindi importante poter documentare correttamente chi ha effettuato il pagamento, soprattutto in presenza di conti correnti cointestati.
Un vantaggio fiscale concreto nel lungo periodo
L’incremento della soglia di deducibilità rafforza ulteriormente la convenienza fiscale dei fondi pensione.
Secondo l’esempio riportato nell’analisi tecnica, un lavoratore autonomo che versa 1.500 euro annui in un fondo pensione può ottenere già dal primo anno un beneficio fiscale di circa 370 euro.
Nel lungo periodo, grazie alla combinazione tra deducibilità dei contributi e tassazione agevolata delle prestazioni, il vantaggio economico complessivo può diventare particolarmente significativo rispetto ad altre forme di risparmio.
Previdenza complementare: una leva sempre più strategica
L’aggiornamento del plafond rappresenta un passo importante verso il rafforzamento della previdenza complementare in Italia, soprattutto in un contesto in cui il tema dell’adeguatezza pensionistica assume un ruolo sempre più centrale per lavoratori, professionisti e imprese.
Per questo motivo, valutare correttamente la propria strategia previdenziale oggi significa anche sfruttare in modo efficiente tutte le opportunità fiscali disponibili.
Per approfondimenti: ASSINEWS
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