Pubblicato il 2 Aprile 2026
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha offerto l’occasione per chiarire un tema spesso oggetto di interpretazioni non corrette nelle polizze infortuni: la distinzione tra massimale e somma assicurata.
Si tratta di due concetti che, pur essendo talvolta utilizzati come sinonimi, hanno in realtà significati e funzioni differenti, con impatti concreti sull’importo dell’indennizzo.
Il caso: quando l’indennizzo supera la somma indicata in polizza
La vicenda nasce da un infortunio grave coperto da una polizza che prevedeva una somma assicurata pari a 80.000 euro.
Il contratto includeva però una clausola che consentiva di moltiplicare l’indennizzo fino a 20 volte in presenza di specifiche conseguenze particolarmente gravi, come lesioni al sistema nervoso.
In sede giudiziale, è emersa una divergenza interpretativa:
- da un lato, si sosteneva che l’importo massimo liquidabile non potesse superare gli 80.000 euro;
- dall’altro, si riteneva applicabile il meccanismo moltiplicativo previsto dal contratto, con conseguente aumento significativo dell’indennizzo.
Il chiarimento: cosa rappresenta la somma assicurata
La decisione ha ribadito un principio fondamentale: nelle polizze infortuni, la somma assicurata non rappresenta automaticamente il limite massimo dell’indennizzo.
Al contrario, essa costituisce un valore di riferimento, su cui applicare:
- le percentuali di invalidità
- eventuali clausole contrattuali di aumento o riduzione
Questo significa che, in presenza di specifiche previsioni contrattuali, l’indennizzo può anche superare la somma indicata inizialmente.
Il ruolo del massimale
Diverso è il concetto di massimale, tipico soprattutto delle assicurazioni di responsabilità civile.
In quel contesto, il massimale rappresenta:
- il tetto massimo dell’esposizione dell’assicuratore
- il limite oltre il quale non è possibile ottenere ulteriori risarcimenti
Nelle polizze infortuni, invece, questa funzione non è automatica: dipende da quanto espressamente previsto nel contratto.
Clausole contrattuali e variabilità dell’indennizzo
Un altro aspetto centrale riguarda la possibilità, per le parti, di prevedere meccanismi che modifichino l’importo dell’indennizzo.
Ad esempio:
- moltiplicatori legati alla gravità dell’evento
- scale di indennizzo in base alla percentuale di invalidità
- condizioni particolari per specifiche tipologie di lesioni
Queste clausole possono incidere in modo significativo sull’importo finale, rendendo fondamentale una corretta lettura delle condizioni di polizza.
Il principio chiave
Il punto chiarito è quindi il seguente: nelle assicurazioni contro gli infortuni non mortali, la somma assicurata non è necessariamente il limite massimo dell’obbligazione dell’assicuratore, ma rappresenta la base di calcolo su cui determinare l’indennizzo.
Perché è importante per aziende e assicurati
Questa distinzione ha implicazioni rilevanti perché evita interpretazioni restrittive delle garanzie, valorizza il contenuto effettivo delle clausole contrattuali e consente una valutazione più precisa delle coperture assicurative.
Per questo motivo, nella gestione dei programmi infortuni – soprattutto in ambito aziendale – è fondamentale analizzare con attenzione struttura e meccanismi della polizza, per garantire coerenza tra copertura prevista e tutela effettiva.
FONTE: INSURANCETRADE
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